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Prendi un manipolo di scugnizzi cui bastano delle vecchie casacche da calcio per sentirsi una “squadra”, aggiungi storia a volontà, che trasuda dalle antiche mura di tufo delle case del quartiere, dosa una quantità di pietas, stratificata nei gesti e nei pensieri della gente di questi luoghi. Mescola tutto sul basolato dei vicoli, insieme alla gioia, alla coralità, all’infinita lotta tra il bene e il male, alla cocciutaggine con cui la giovinezza vuole guardare alla vita con occhi stupefatti e creativi.

Il risultato sarà una novella tipicamente surreale, in cui l’odierno si mescola all’antichissimo, il coraggio dei giovani del nostro tempo fa eco a quello di uomini venuti, in tempi remoti, dal Vicino Oriente e dall’Africa, a portare parole di speranza per un mondo nuovo.

Sullo sfondo le meraviglie archeologiche – prime fra tutte le Catacombe di San Gennaro e San Gaudioso – di un Rione che, come pochi, rappresenta la voglia di riscatto, la straordinaria vivacità culturale, le meraviglie e le contraddizioni di una città eterna.

La magia scorre in questa storia come pioggia di primavera sui tetti, ne percorre ogni rigo, fino al finale coi fuochi d’artificio, raccontato con occhi commossi e, anch’essi, stupefatti.

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