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	<title> &#187; Il cappellaio di via del Paradiso</title>
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		<title>Il cappellaio di via del Paradiso</title>
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		<pubDate>Sun, 25 May 2014 07:51:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rafiluccio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il cappellaio di via del Paradiso]]></category>
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		<description><![CDATA[Un gruppo di ragazzi, rimasti orfani nell&#8217;ultimo conflitto mondiale; un cane, loro amico di avventure, che nessuna catena può tenere prigioniero; un misterioso cappellaio, giunto improvvisamente da chissà dove in via del Paradiso, a movimentare con i suoi incantesimi la vita di quei ragazzi, cui i bombardamenti avevano tolto tutto, tranne la voglia di vivere [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="color: #000000;"><img class="alignleft wp-image-105 size-full" title="capp2" src="http://www.raffaeleruggiero.eu/wp-content/uploads/2010/11/capp2.jpg" alt="capp2" width="205" height="281" /></p>
<p style="color: #000000;">Un gruppo di ragazzi, rimasti orfani nell&#8217;ultimo conflitto mondiale; un cane, loro amico di avventure, che nessuna catena può tenere prigioniero; un misterioso cappellaio, giunto improvvisamente da chissà dove in via del Paradiso, a movimentare con i suoi incantesimi la vita di quei ragazzi, cui i bombardamenti avevano tolto tutto, tranne la voglia di vivere e sognare.</p>
<p style="color: #000000;">Quando ho cominciato a scrivere questo racconto, come capita per molti racconti, avevo in mente solo un sentimento vago, un&#8217;emozione che non sapevo da dove arrivasse, ma che ha continuato a guidarmi di filato, fin tra i ricordi dell&#8217;adolescenza di mio padre, dei suoi racconti di ragazzi che lavoravano al porto, con le truppe alleate, di una città devastata dalle bombe e dalle atrocità che seppe rinascere, letteralmente, dalle sue ceneri, come dopo ognuna della sciagure che l&#8217;hanno percossa, nel corso dei secoli.<img class="mceWPmore mceItemNoResize" title="Continua..." src="http://www.raffaeleruggiero.eu/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></p>
<p style="color: #000000;">Dopo anni passati a misurarmi con il foglio bianco, ho sperimentato sulla mia pelle che i racconti arrivano alla fine solo quando la scrittura diventa un processo di disvelamento. Di se stessi, innanzitutto. Si scopre la vicenda, più o meno come la scopre il lettore: via via che essa si dipana. E poi occorre che una narrazione nasca da un grumo emozionale, da un cardine affettivo che polarizza milioni di attimi di vita, di ricordi, del meglio di noi.</p>
<p style="color: #000000;">Per questo il degno compendio della novella è una frase che il vecchio artigiano dice a Fonzino, il giovanissimo protagonista: «Un cappello è solo un cappello». Ciò che ci è estraneo non può darci la felicità perchè: «Tutto quello che ti serve per essere felice lo porti sempre con te: le mani per lavorare, la testa per distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato e il cuore per prenderti cura delle persone che ami. Usali e andrà tutto bene.»</p>
<p style="color: #000000;">Felice è davvero chi, al giusto tempo, ha la fortuna di impararlo</p>
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